Archive for the ‘Mondina’s memory’ Category
Il giorno della vigilia…
Written by lamondina on December 24, 2007 – 12:53 amMi ricordo che da bambina questo giorno era il più bello di tutti, naturalmente dopo il mio compleanno eh, in cui il mio ego veniva calorosamente masturbato da tutti poichè si cagava solo ed unicamente me, la sottoscritta dea della giornata a livello internazionale.
Ma per tornare al punto di prima, dicevo, il 24 dicembre è sempre stato un giorno in cui ho sempre avuto le palpitazioni a mille, dove la magia di quella serata dovesse portare chissà quale rivelazioni e stupefacenti emozioni.
Ricordo che ogni anno Babbo Natale in casa mia era sempre diverso, il primo anno era Palermitano e con dei baffi molto lunghi, il secondo era grasso e senza denti, il terzo che mi chiamava “amore mio” iniziò a farmi capire che c’era qualcosa che non andava, e il quarto che mi sgridava per le troppe caramelle mangiate.
Mi ricordo quanti pacchi e pachetti ci fossero sotto l’altro, ne avevo così tanti da scartare che li finivo di aprire all’epifania.
Ora quando guardo sotto l’albero vedo duecento panettoni e qualche busta dell’Ikea.
Tutto questo per me era magico, avrei voluto tanto poterlo mettere sotto una campana di vetro e conservarlo per sempre.
Fino al giorno in cui quella maledetta stronza di mia sorella non arrivò a rovinarmi tutto.
Sarà stata la vigilia del mio decimo anno di vita.
Un grande e grosso Babbo Natale entrò in soggiorno con la solita risata grossa e paffuta augurandoci una gioiosa e serena giornata.
Sicuramente, come qualsiasi bambina, ho iniziato ad urlare “Mamma, mamma! Babbo Natale!!!”
E proprio in quel momento… in quell’attimo, mia sorella arrivò con aria da mezza ubriacona acida e permalosa distruggendo i miei sogni di bambina
“Deficente ma non vedi che è il nonno?”
Mi cadde il mondo addosso.
Come si erano OSATI di prendersi gioco di me così, dei miei sentimenti così puri e casti?
Giurai una vendetta atroce.
E mandai a cagare mia sorella.
Auguri di Buon Natale a tutti 
La Mondina.
Tags: , babbo natale, natale, sorella, vigilia
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Le cose cambiano…
Written by lamondina on November 29, 2007 – 10:39 amMi rendo conto che qualche anno fa, in questo periodo, avrei avuto l’adrenalina a mille, perchè l’aria natalizia qui a Torino, si respira da un bel pò.
Il fatto e che da piccola credo vedessi le cose in modo diverso, il Monte dei cappuccini con tutte quelle luci mi sembrava un posto impossibile da raggiungere, ora so che basta passare dietro la Granmadre.
Perchè mi piaceva leggere la storia che ogni anno appendono tutta luccicante in via Roma e ora invece la so a memoria e non me ne frega più niente.
O sarà che lo so anche io che Babbo Natale non esiste?
Non so.
Sarà che il Natale vuol dire anche che è finito un’altro anno e mi ritrovo a dover combattere con il fatto che sono cambiate molte cose.
E sono cambiata anche io forse, non sbrano più le monetine di cioccolato facendo diventare la mia faccia come quella di un africano, sarà che non compio più delle genialate fantastiche come quelle di mettere le monetine che non riuscivo a mangiare nella tasca del giubbotto che poi avresti tranquillamente appeso vicino al termosifone e…
Che ve lo dico a fare, lo sapete già che fine avranno fatto le vostre monetine.
E che vorrei tornare bambina per questo Natale e vedermi sorridere un pò di più effettivamente.
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Crystall Ball
Written by lamondina on October 22, 2007 – 4:43 pm 
Da piccola ci andavo matta.
Facevo bolle su bolle, obbligavo i miei genitori a comprarmene di tutti i colori forme e dimensioni.
Quella pasta gommosa che, appoggiata e schiacciata sul beccuccio, sprigionava con la sola forza dei tuoi sani polmoni (cazzo c’avevo sei anni, se non erano sani allora…
bolle di dimensioni enormi, o bolle di dimensioni ignobili.
Mi ricordo anche che avevano fatto il pratico beccuccio con due uscite, così potevi creare un’unica bolla di due colori, una figata solo per pochi eletti.
Mi ricordo i pomeriggi in campagna a fare bolle su bolle, a rincorrerle e poi ad ucciderle.
Tutto questo durava all’incirca cinque minuti.
Dalle 15.00 alle 19.00 passavi il tempo a prendere la pasta gommosa, ultimo residuo del tuo omocidio di massa, cercando di manipolarla come tu volevi, peccato gli inutili tentativi, visto che era più dura del cemento armato.
Ecco, questo è tutto quello che mi è passato davanti quando ho visto questa:

E che vi devo dire…
L’ho comprato.
E ora, anche se sono passati vent’anni da quando stavo creando quei ricordi appena descritti, sto facendo le stesse identiche cose.
A parte che gli anni da fumatrice hanno reso i miei polmoni più scarsi e quel cazzo di beccuccio mi stava facendo venire un’attacco d’asma.
Tags: giochi, infanzia
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La Mondina da grande…
Written by lamondina on October 11, 2007 – 3:51 pmCome tutti i bambini, anche io avevo dei sogni nel cassetto.
Quelle fantastiche ambizioni che ti facevano passare ore e ore sul letto ad immaginare la tua vita, per quanto ne potessi capire a 6 anni.
Quelle ambizioni, dicevo, che ti facevano obbligare i tuoi amici a giocare a quello che volevi tu, perchè ti dovevi tenere in allenamento, non c’era tempo da sprecare.
Mi dissero, perchè ero troppo piccola per ricordarlo, che alla tenera età di 3 anni, volevo fare la polizziota.
Sarà stato “Scuola di Polizia” visto e ri-visto chissà quante volte, sarà che già in età precoce, cercavo un modo per togliermi mia sorella dalle palle e la galera sembrava l’unica via di fuga.
Sempre per ricordare i teneri ed affettuosi modi con cui mia sorella mi chiedeva di giocare con lei, (potete leggere la mia infanzia qui) la mia seconda scelta è stata praticamente imposta da mia sorella.
Lei voleva fare la maestra e quindi, io, avrei dovuto costruirle la scuola.
L’idea dell’architetto non mi dispiaceva così tanto, anche se voglio dire, a 6 anni che ne puoi capire? Immaginavo già di fare i disegni di case, palazzi e ospedali.
Una volta ho disegnato la Casa Bianca, ristrutturata e di un’altro colore.
Si lo so è scontato, ma l’ho fatto davvero.
Erano gli anni ‘90, in tv si guardava sempre E.R, medici in prima linea.
Ero così innamorata di Carter (aspirante chirurgo plastico e solamente dopo affermato dottore) che per 5 anni ho dichiarato che da grande avrei fatto come lui.
Mia madre era così felice cavolo!
Mi ripeteva sempre che lei era disposta a fare la volontaria per ogni intervento se ne avessi avuto bisogno.
Che spirito di sacrificio…
Quando iniziai a non guardare più quel programma in tv, pian piano le mie ambizioni da medico andarono scemando.
E da allora il problema è sempre lo stesso…
Quando mi chiedono che farò da grande ho tre diverse risposte, a seconda dei casi
” Bhè, sono ancora giovane, ho tempo per decidere! ”
” Conquistare il mondo ”
” Spero solo di non dover fare la puttana, poi va bene qualsiasi cosa. “
Tags: infanzia, lavoro
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In Cucina Con Il Ricettario
Written by lamondina on September 27, 2007 – 10:04 amDa piccola aiutavo sempre in cucina.
Me lo ricordo, ero proprio appassionata.
Quando ero a casa di mia nonna prendevo tutti i ricettari di Suor Germana e li guardavo allibita, esterrefatta da quelle mille ricette create, cucinate e mangiate.
Li erano tutte brave a cucinare, si mangiavano sempre cose buone, ma quando c’erano ospiti, persone non abituali, si tirava fuori il RICETTARIO.
Che è uguale all’autoflagello, ad una forma vera e propria di masochismo.
Perché?
Perché, prima di tutto, i tempi di preparazione non stanno né in cielo né in terra.
In una ricetta per la pasta al forno il tempo medio di preparazione è di 2 ore e mezza.
Per il pollo ripieno, d’orato con il pesce, le patate, il gelato, la torta e tutto quello che avevi in cucina, il tempo medio diventava, magicamente, 45 minuti.
Che anche li, i tempi medi di cottura non sono mai quelli.
Le fantastiche due ore e mezza per la pasta al forno, che tu sapresti fare tranquillamente in una buona mezz’oretta, diventano magicamente 4 ore per i seguenti motivi:
1 - Il ricettario ti fa fare cose assurde. Durante la ricetta puoi trovar scritto di andare in soggiorno con il tuo nuovo completinoIntimissimi con la scopa in mano e urlare a squarciagola I Wanna Dance With Somebody di Whitney Houston senza nessun motivo, ma lo fai perché è molto chic e soprattutto perché lo dice la ricetta, eh.
2 - Perché sei masochista e decidi di fare la pasta al forno con la madre di *lui* che piuttosto che dar ragione a te si vende due polmoni al mercato nero, ma soprattutto piuttosto che dar ragione a qualcun’altro sulla cucina si vende te e i due polmoni. Per lei è inammissibile che tu possa fare come il ricettario. Lei sa cucinare. Gli altri no. E non provare a spiegarlo, perché perderesti tempo. Ma quando ti accorgi di averlo fatto è troppo tardi e hai perso un’altra mezzora.
3 - Perché sei doppiamente masochista, va bene che hai gli amici a cena, va bene che devi presentare casa nuova, va bene anche che volevi far vedere che sei una cuoca provetta, ma gli altri lo sapevano già. Ma diciamocelo…
Se la pasta al forno la sai fare in 30 minuti, perché devi sprecare 4 ore della tua vita?
Così al posto di avere la casa perfettamente pulita e in ordine all’arrivo del nuovi amici, sei ancora con la pasta che bolle la cucina che sembra un campo di battaglia e *lui* che urla davanti alla tv per le partite.
Ed è quindi qui che arriva l’ultimo spreco di tempo…
4 - Inizi ad imprecare in lingue a te sconosciute chiedendoti perché, 5 ore prima ti è venuta la fantastica idea di provare con il ricettario.
Lascia stare…
Tags: cucina, infanzia
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Mamma Mamma, come si fanno i bambini?
Written by lamondina on June 8, 2007 – 7:46 pmEra una mattina un pò fredda, almeno è questo quello che ricordo.
Il mio brutto vizio di alzarmi presto quando non vado a scuola durava già a quell’epoca.
Già ai tempi in cui avevo sei, massimo sette anni.
Ero sveglia, quando mia sorella imprecava in ogni lingua contro di me poichè io, piena di croste e crosticine in faccia, non sarei andata a scuola per quella malattia fantastica a genuina che è la varicella.
Andai a sedermi in quel tavolo quadrato color castagna, pretendendo dalla donna che mi aveva concepito, qualcosa da mangiare.
” Mamma Mamma, come si fanno i bambini?”
Ecco, non ricordo cosa sia passato esattamente in quel momento, nell’anticamera del mio cervello.
Mi ricordo solo che mia madre mi rifece il latte che aveva accuratamente fatto cadere per terra poichè, in successione al’ascolto della mia fatidica domanda, gli venne una specie d’infarto da cui rinsanì subito.
Per me non ci furono cicogne che portavano bambini sotto i cavoli, api che impollinavano il fiore.
Non c’era neanche l’uomo dei bambini che li portava di notte o altre forme di magia, come la bacchetta magica.
Prese un foglio e mi disegnò un uomo e una donna, con tanto di pene e vagina.
Almeno, così le chiamava lei.
Mi spiegò che quando un uomo e una donna si amano hanno voglia di stare insieme e l’uomo entra così in contatto con una donna attraverso il pene che entra nella vagina
Mi resi conto solo anni dopo, di quanto quella domanda mise in crisi mia madre.
Dopo la sua risposta da cui, chiaramente, non avevo capito assolutamente niente, andai a giocare con i lego.
Per me il pene e la vagina, hanno avuto un significato a 12 anni.
Quando incomincia a perderci sangue insomma.
La sera mio padre venne da me, dopo che la mamma gli aveva raccontato tutto.
” Vedi Alessandra, hai presente cosa fa l’ape? Ecco fa..”
“Papà lascia stare, mamma ha già fatto tutto, spiegandomi anche come si usa”
Mio padre rimase scandalizzato a vita.
Edit: 10/06/2007
On-line la versione estiva de “La Mondina”
Che rimarrà a farmi compagnia fino a settembre 
Tags: infanzia, mamma
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Vojo tornà bambina? NO GRAZIE!
Written by lamondina on May 29, 2007 – 7:23 pmHo passato il mio periodo di pubertà in ottimo modo.
Non mi è mai mancato niente, giocattoli, divertimenti, attenzioni e cure da parte dei miei genitori che, però, hanno fatto un unico errore.
Concepire una figlia prima dell’ottima riuscita successiva, cioè io.
Quei due anni che ci dividono sono stati deleteri per la mia figura da sorella minore
Ero obbligata a fare qualsiasi cosa lei dicesse, avevo paura, sisi, anche tanta.
” Dai ale, giochiamo alla maestra e alla scolaretta”
” Gno io non ho boia no no no”
In cinque secondi tirava fuori armerie militari di cui, tutt’ora non sono a conoscenza.
Il suo volto, da brava bambina con i pomelli rossi da Heidi, si trasformava in un viso satanico, pieno di rabbia e con tanta, tanta voglia di uccidere.
“TU ORA GIOCHI HAI CAPITO?”
Ero costretta a dire sì, con un coltello alla gola.
Non che mi fosse difficile fingere di essere all’oscuro di tutto quello che lei diceva, avevo sei, sette anni al massimo, ma alla fine, che me ne poteva fregare?
La mia massima aspirazione era vedere gli Orsetti del Cuore come ogni pomeriggio.
Ma non era solo quello, no no.
Ero costretta a partecipare ai giochi più impensati, dovevo stare a guardare quando lei giocava con il Sega Master System ma io non avevo il diritto di giocare, no no, dovevo stare lì a guardare e, puntualmente, decantare quanto lei fosse brava, bravissima.
Oppure, non so se vi ricordate il programma tv che trasmettevano sulla Rai.
L’albero azzurro.
All’inizio era così bello, c’era quel cacchio di uccello bianco che viveva in un albero.
Azzurro.
Ma cristo, come li facciamo crescere sti bambini?
Per anni l’ho cercato io sto coso.
Mai trovato.
MAI.
E neanche un uccellino bianco a pois c’era.
No no.
Ma la cosa essenziale, diabolica, un vero e proprio strumento di tortura era la scatola.
Quale scatola?
Quella che conteneva foglietti, pennarelli matite e forbici, RIGOROSAMENTE a punta arrotondata.
Ogni pomeriggio, bisognava giocare all’albero azzurro.
Lei era la presentatrice, che fra l’altro si cantava anche la sigla.
Tutto in casa insomma.
Io dovevo guardare, come al solito, la ben riuscita (secondo lei) di qualche fantastico oggetto fatto di carta pesta e COLLLLA VINILICA (ah no, cacchio, era Art Attack quello..)
Ma la cosa peggiore che sia riuscita a fare è stata imitare il circo.
Il tutto consisteva in me, sdraiata per terra che, grazie alla sua forza possente da bambina di 9 anni, doveva tirarmi su in una serie di volteggi e capriole, che Steve LaChance ci fa una pippa ci fa.
Ma, la maledetta bambina di merda, ha ben pensato che il mio peso fosse eccessivo per le sue docili braccia.
E nell’ultimo gesto acrobatico….
SPATACIAFF.
Io ero per terra con la faccia contro il pavimento.
Se in quel momento ci fosse stato Tarantino a casa mia, ci avrebbe girato un film su.
La mia faccia era ricoperta di sangue, manco l’Avis ne ha mai avuto così tanto.
Credo di aver perso 500 litri di liquido ematico nel breve tragitto di 2 metri che mi divideva dal bagno all’ingresso.
Credo che mia madre abbia avuto un infarto proprio in quel momento.
Neanche un cencio poteva esser così bianco.
Il tutto fu coronato da mia sorella che provava, ora, a ripetere l’esperienza con uno dei suoi peluches senza rendersi conto di avermi rovinato la giornata spensierata e felice deviandomi il setto nasale.
E mio padre venne avvisato del tutto dall’amica inglese di mia madre che non riusciva ad avere un dialogo con la segretaria.
Ci mise dieci minuti a farsi comprendere.
Ora, la fantastica gobbetta che c’è sul mio naso me la porto dietro da quel momento.
E non c’è momento in cui non lo rinfacci a mia sorella.
Ora, a tutti quelli che mi dicono..
“Ah, voglio tornare bambina..”
MA CHI ME LO FA FARE?
Tags: giochi, infanzia
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Il mio amico trattore
Written by lamondina on May 26, 2007 – 9:59 amEh si, me lo ricordo bene.
Era una giornata d’estate, non una a caso eh, la MIA giornata d’estate.
Quella che ogni anno mi fa diventare più vecchia insomma.
In quella giornata, tutti hanno attenzioni solo per me, tutto è solo per me.
In poche parole è un vero e proprio masturbamento spirituale per il mio egocentrismo.
Bhè, in quell’anno non ero ancora consapevole di quanto può essere potente un compleanno, di quanto si può osar chiedere.
Le mie volontà furono: Un trattore, un fornetto elettrico per i dolci e il materiale da donna delle pulizie.
Ora, non ricordo esattamente cosa mi fosse passato per l’anticamera del cervello, forse volevo fare la contadina, il grande chef e la donna delle pulizie nello stesso momento.
Ma ciò poco importava.
Mi ricordo quando lo vidi, fu subito amore.
Era giallo, rosso e blu con le ruote grAAAAndi grAAAndi.
Enormi.
Ed era proprio uguale uguale.
Tutti si aspettavano che iniziassi a scavare terra di qua e di là.
Tutto ciò non è mai successo.
In campagna, c’era uno spazio cementato, dove si poteva entrare dentro la casa e, dall’altra parte, si poteva accedere al garage.
Ma c’era una piccola parte in rilievo, forse la superfice non era stata levigata a dovere.
Da quel momentò divento il mio PARCHEGGIA TRATTORE.
Uno spazio rettangolare in cui facevo manovre da perfetta neo-patentata.
Mettevo ostacoli di qualsiasi tipo, sia davanti che dietro, per simulare le macchine parcheggiate dietro di me no?
Un giorno mi fissai sul mettere il mio cane dietro a questo spazietto.
Lo prendevo, lo portavo e lo posizionavo li.
Dopo 5 secondi si spostava.
Allora vai a ri-prenderlo, ri-portarlo e ri-posizionarlo.
I tentativi furono centinaia, non voleva proprio essere collaborativo.
Così decisi di mettere mio padre come macchina.
Lui era più ubbidiente, un migliore intralcio.
Insomma, io e il mio trattore eravamo fantastici insieme.
Mi ha insegnato a far parcheggi perfetti.
Ma un giorno, l’alluvione lo portò via.
Ma non prese mia nonna.
Perchè il mondo è così ingiusto?
Tags: giochi, infanzia
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