Archive for October, 2007
Crystall Ball
Written by lamondina on October 22, 2007 – 4:43 pm 
Da piccola ci andavo matta.
Facevo bolle su bolle, obbligavo i miei genitori a comprarmene di tutti i colori forme e dimensioni.
Quella pasta gommosa che, appoggiata e schiacciata sul beccuccio, sprigionava con la sola forza dei tuoi sani polmoni (cazzo c’avevo sei anni, se non erano sani allora…
bolle di dimensioni enormi, o bolle di dimensioni ignobili.
Mi ricordo anche che avevano fatto il pratico beccuccio con due uscite, così potevi creare un’unica bolla di due colori, una figata solo per pochi eletti.
Mi ricordo i pomeriggi in campagna a fare bolle su bolle, a rincorrerle e poi ad ucciderle.
Tutto questo durava all’incirca cinque minuti.
Dalle 15.00 alle 19.00 passavi il tempo a prendere la pasta gommosa, ultimo residuo del tuo omocidio di massa, cercando di manipolarla come tu volevi, peccato gli inutili tentativi, visto che era più dura del cemento armato.
Ecco, questo è tutto quello che mi è passato davanti quando ho visto questa:

E che vi devo dire…
L’ho comprato.
E ora, anche se sono passati vent’anni da quando stavo creando quei ricordi appena descritti, sto facendo le stesse identiche cose.
A parte che gli anni da fumatrice hanno reso i miei polmoni più scarsi e quel cazzo di beccuccio mi stava facendo venire un’attacco d’asma.
Tags: giochi, infanzia
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B.A.D - Si può davvero fare qualcosa?
Written by lamondina on October 17, 2007 – 2:25 pmQuarta Prova per Quorum! - Stellerubate.com
Come ormai tutti sapete, visto che molti blog ne hanno parlato, due giorni fa è stato il Blog Action Day 2007 ed ecco quali erano i presupposti degli ideatori per quest’iniziativa… ” Il 15 ottobre, i bloggers si uniranno per focalizzare l’attenzione di ognuno su una sola, importante problematica. Quest’anno l’argomento di discussione sarà l’ambiente. Ogni blogger scriverà un articolo sull’ambiente, in modo del tutto personale e collegato all’argomento del suo blog. Il nostro scopo è far parlare tutti di come costruire un futuro migliore.”
Ecco, io in queste cose ci credo.
O meglio… ci credo ma non così.
Non ho letto altri post, altre opinioni, altre piccole lotte individuali di amici, blogger o di chi per esso.
Io credo che ognuno di noi possa fare qualcosa, certo.
Mi ricordo che su Mtv facevano vedere, fra una pubbicità e l’altra, alcuni semplici metodi per non sprecare energia, insomma, per non fare delle cazzate inutili.
Mi sono rimaste impresse le più semplici, come non lasciare acceso il lampadario di camera vostra quando siete in soggiorno a guardare per la cinquecentesima volta una puntata di Will&Grace o come staccare il caricabatterie o qualsiasi altra presa quando questa non viene utilizzata.
Possono sembrare delle idiozie, ma cavolo, quanto ci costa farle? Dire pressochè nulla.
E in queste piccole cose m’impegno, almeno quando la mia mente bacata me lo ricorda gentilmente.
Per questo io posso consigliare, posso battermi per gli sprechi, posso dire “Cazzo, ma sei un’idiota, cosa ti costa?
Parlo da ragazza che ha visto il documentario di Al Gore, che ho trovato interessante (stranamente). Più di tutto mi ha fatto riflettere su che fine farà tutto questo in cui viviamo.
E quindi credo che si possa fare qualcosa, nel nostro piccolo, qualcosa di quotidiano che non ci costa niente e che può solo farci del bene.
Ma non credo in questo Blog Action Day.
Non ci credo perchè non penso proprio che se per un giorno ognuno di noi inizi a parlare di ambiente facendo il buon samaritano e urlando “W L’AMBIENTE” le cose possano cambiare.
Il giorno dopo sarà tutto uguale, tutto come al solito.
Tante buone parole, tante ottime motivazioni e buoni propositi, che, nel 90% dei casi finiscono per essere una semplice bolla di sapone.
Credo che al posto di scrivere un post per questa giornata sarebbe meglio girare per casa, spegnere le luci e staccare le prese inutilizzate.
Avrete sicuramente fatto qualcosa di buono in questo modo, sicuramente non risolverete niente scrivendo un post.
Tags: ambiente, blog action day 2007, Quorum!
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La Mondina da grande…
Written by lamondina on October 11, 2007 – 3:51 pmCome tutti i bambini, anche io avevo dei sogni nel cassetto.
Quelle fantastiche ambizioni che ti facevano passare ore e ore sul letto ad immaginare la tua vita, per quanto ne potessi capire a 6 anni.
Quelle ambizioni, dicevo, che ti facevano obbligare i tuoi amici a giocare a quello che volevi tu, perchè ti dovevi tenere in allenamento, non c’era tempo da sprecare.
Mi dissero, perchè ero troppo piccola per ricordarlo, che alla tenera età di 3 anni, volevo fare la polizziota.
Sarà stato “Scuola di Polizia” visto e ri-visto chissà quante volte, sarà che già in età precoce, cercavo un modo per togliermi mia sorella dalle palle e la galera sembrava l’unica via di fuga.
Sempre per ricordare i teneri ed affettuosi modi con cui mia sorella mi chiedeva di giocare con lei, (potete leggere la mia infanzia qui) la mia seconda scelta è stata praticamente imposta da mia sorella.
Lei voleva fare la maestra e quindi, io, avrei dovuto costruirle la scuola.
L’idea dell’architetto non mi dispiaceva così tanto, anche se voglio dire, a 6 anni che ne puoi capire? Immaginavo già di fare i disegni di case, palazzi e ospedali.
Una volta ho disegnato la Casa Bianca, ristrutturata e di un’altro colore.
Si lo so è scontato, ma l’ho fatto davvero.
Erano gli anni ‘90, in tv si guardava sempre E.R, medici in prima linea.
Ero così innamorata di Carter (aspirante chirurgo plastico e solamente dopo affermato dottore) che per 5 anni ho dichiarato che da grande avrei fatto come lui.
Mia madre era così felice cavolo!
Mi ripeteva sempre che lei era disposta a fare la volontaria per ogni intervento se ne avessi avuto bisogno.
Che spirito di sacrificio…
Quando iniziai a non guardare più quel programma in tv, pian piano le mie ambizioni da medico andarono scemando.
E da allora il problema è sempre lo stesso…
Quando mi chiedono che farò da grande ho tre diverse risposte, a seconda dei casi
” Bhè, sono ancora giovane, ho tempo per decidere! ”
” Conquistare il mondo ”
” Spero solo di non dover fare la puttana, poi va bene qualsiasi cosa. “
Tags: infanzia, lavoro
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Io Me La Ricordo Camilla
Written by lamondina on October 4, 2007 – 5:45 pmQuesta è la mia terza prova per Quorum! - Stellerubate.com
Il tema è il tradimento, la traccia è questa:
«Tradire significa uscire dai ranghi e partire verso l’ignoto»
“Fino ad allora, i momenti di tradimento la riempivano di eccitazione e di gioia al pensiero che davanti a lei si apriva una nuova strada, in fondo alla quale c’era una nuova avventura di tradimento. Ma se un giorno o l’altro quella strada fosse terminata? Una persona può tradire i genitori, il marito, l’amore, la patria, ma quando poi non ci sono più né genitori, né marito, né amore, né patria, cosa resterà da tradire? Sabina sentiva attorno a sé il vuoto. E se quel vuoto
fosse stato la meta di tutti i suoi tradimenti?».
Io me la ricordo Camilla.
A scuola eravamo inseparabili, vicine di banco dalle medie, alle superiori e anche all’università.
Me la ricordo Camilla, con quei capelli biondi e gli occhi azzurri, con quel viso da bambina, le lentiggini sul naso e quel sorriso da far girare la testa.
Io ero l’amica simpatica, con quei capelli ricci castani, gli occhi verdi grandi grandi e quella aria da maschiaccio.
Lei era così, lei aveva tutto quello che voleva.
Era bella, ricca, voluta, desiderata.
Effettivamente, l’ho sempre un po’ invidiata.
Sarà stato per i suoi capelli splendenti, sarà per il ragazzo che ho sempre voluto che guardava solo lei, per il fatto che i suoi genitori le comprassero tutto ciò che voleva.
Ma lei, stranamente, tutto questo non lo ha mai fatto pesare, almeno a me.
Passarono gli anni, arrivammo alle superiori e pian piano le cose cambiarono.
Camilla aveva lo stesso ragazzo dalla terza media, lui era talmente cotto di lei che l’ha seguita al Liceo Scientifico solo per starle accanto. Ragazzo sprecato, me li ricordo ancora i testi scritti da lui, qualcosa di sublime. Ma lei non era più la mia cara amica con cui litigavo sostenendo che Brad Pitt avrebbe sposato me e non lei.
Era un’altra ragazza, un’altra vita, un’altra lei.
Tutti i buoni principi trasmessi dai genitori erano cordialmente andati a farsi fottere.
Mi diceva che si sentiva soffocare da questa vita, che questi abiti ormai le erano stretti.
Aveva bisogno di cambiare, di vivere nuove esperienze.
Una sera, in giro per Torino, la vidi con un altro.
Lei mi vide.
La mattina dopo, a scuola, cercò di giustificarsi, con me.
Me la ricordo ancora quella discussione io, oh si.
<< Ma che ci vuoi fare, è successo, alla fine non morirà nessuno per una cosa del genere >>.
Il fatto è che lei non stava morendo.
Ma qualcun altro si.
Non fu né la prima né l’ultima volta, me lo ricordo.
Il fatto è che, anche se non ho mai approvato un comportamento del genere, questa era l’atto meno grave.
Camilla iniziò a cambiare le sue abitudini, le sue priorità, le sue amicizie.
Sono sempre stata una ragazza tranquilla, mai troppo alcool, qualche tiro di canna a 15 anni forse e qualche sigaretta di troppo.
Io e lei siamo sempre state contro le droghe pesanti, me le ricordo ancora tutte le raccomandazioni della mia e della sua di madre nel mio salotto.
Ma lei, queste buone abitudini, iniziò a tradirle.
Iniziò a fare uso di sostanze di cui nemmeno conoscevo il nome, di pasticche, di acidi…
<<Ma noi non lo faremo mai, siamo troppo intelligenti per finire così in basso, non trovi?>>.
E pensare che lo dicevi tu Camilla, che non avresti mai fatto cose del genere, che non ti saresti rovinata la vita per così poco.
Io me lo ricordo quanto invidiavo il tuo corpo, eri così alta, snella, con una pancia piatta che neanche anni di palestra mi avrebbero dato.
Quanta invidia, per una normale come me.
Con la ciccia sui fianchi e le cosce un po’ più robuste.
Eri veramente bella con quel vestitino azzurro estivo.
L’ultima volta che te lo vidi indossare, però, non eri più così bella.
Le costole erano creavano troppe pieghe evidenti su quel vestito.
Le clavicole sporgenti mi facevano quasi paura.
Anche se tu mi hai abbandonato Camilla, io ho sempre lottato per starti affianco.
Ne abbiamo passate troppe insieme per lasciarti andare via così, per non lottare al tuo fianco per ridarti una vita.
Quanti schiaffi mi sono presa da te, quando cercavo di portarti a casa, quando eri troppo fatta.
E quante scuse la mattina dopo, scuse che mi portavo dentro come una forma di cortesia.
Quanti “ che scema che sei” mi sono sentita dire perché ti stavo ancora dietro, perché ti aiutavo, perché vedendoti così per me era una sconfitta.
I suoi genitori non la riconoscevano più e neanche io.
Camilla ha girato le spalle a tutto e tutti, ha tradito ogni suo ideale per arrivare a cosa?
Per finire dove?
Ma questo lo ha capito troppo tardi, purtroppo.
Avrei fatto qualsiasi cosa per tirarla fuori, ma non è bastato.
<< Lo so che tu ci sarai sempre per me, ma io so badare a me stessa, non ti devi preoccupare>>.
E invece mi sono preoccupata, come non mai quella notte.
Che non rispondeva al cellulare, che i suoi non sapevano dove fossi, che Andrea, che ancora la vedeva così bella e amorevole, la cercava in giro con la macchina per ogni locale della città.
Me la ricordo quella notte.
Quando arrivammo, era troppo tardi.
<< Non siamo mai contenti dalla vita, non siamo mai soddisfatti, siamo degl’ipocriti di merda. E io sono la prima degl’ipocriti. Non mi avete mai fatto mancare niente, genitori fantastici, un’amicizia che durerà in eterno con una delle persone migliori al mondo che ho solo saputo deludere, una relazione importante che ho solo sciupato facendo l’idiota. Ho tradito tutti voi, tutte le vostre aspettative e lo so, ma non riesco più a tornare indietro, non riesco più ad essere
Non riuscii a guardare il corpo di Camilla quella sera, nel bagno di quel pub che le piaceva tanto.
Me la descrissero come in una pozza di sangue, con i capelli ancora splendenti e con quelle lentiggini ancora ben in vista.
Quelle poche righe le trovammo nella sua borsa, quelle poche righe le ricordo a memoria, talmente tante volte le ho lette.
Quelle righe mi fanno rabbia, per il semplice fatto che poteva farcela e io lo so.
Camilla io non la ricordo come una drogata, o un’anoressica poco di buono.
Io Camilla me la voglio ricordare come la mia amica d’infanzia, con quel bel sorriso e quel bel naso alla francese.
Me la voglio ricordare al mare, con il vestito azzurro, me la voglio ricordare nei momenti felici.
Perché Camilla ha voltato le spalle a tutto per arrivare a rendersi conto che quel tutto era la cosa più bella del mondo.
Perché Camilla per me, rimarrà sempre Camilla.
Tags: amicizia, droga, Quorum!, racconti, ragazzi
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